Via Rupta, Rotta.
“VIA RUPTA” ROTTA
Le immagini ripercorrono frammenti di un viaggio sconnesso, a tratti schizzofrenico, lontano dalle logiche note al viaggiatore inteso nel senso classico.
L’unicità di questo cammino è ascrivibile alla modernità che genera nel concepire la direzione, portando in sé il seme della rottura con gli stilemi fondamentali della cultura di viaggio, così come sono rappresentati nella nostra tradizione culturale eurocentrica.
Ogni criterio è implacabilmente stravolto in un procedere dalla rotta “rarefatta” e “intracciabile”.
E’ così che l’insidia del mare, metafora del viaggio, si dirama tra attore e spettatore costringendo il primo a sopravvivere, il secondo a guardare con nuovo sguardo. Stiamo parlando di un viaggio indispensabile, non voluto e non scelto, con una destinazione che ha più i tratti mitopoietici di un rituale religioso primitivo, che non quelli di una meta da raggiungere nel ventunesimo secolo.
L’accezione più antica della parola rotta era in latino “via rupta”, ossia strada sottratta al bosco tramite rottura delle piante; successivamente la rotta divenne traiettoria navale.
Anche qui il cammino è una “via rupta”, il ruolo del bosco è passato nel frattempo alla morte, e il viaggiatore disegna la sua rotta nell’atto di sottrarvisi.
Un viaggio unico, moderno, la cui unica direzione è il cammino mentre lo si fa, generando una “via rupta” che su nessuna cartina si potrebbe disegnare.